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Iron Mixing Tin in acciaio inox

Il prezzo originale era: 21,00 €.Il prezzo attuale è: 14,70 €. IVA escl.17,93  IVA incl.

L’Iron mixing tin in acciaio inox è il contenitore da miscelazione nella versione essenziale: lo spessore mantiene la temperatura e il beccuccio bilanciato dà una versata pulita.

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L’Iron mixing tin in due righe

È l’Iron mixing tin in acciaio inox: il contenitore dei drink girati nella versione essenziale, con lo spessore che tiene la temperatura e il beccuccio bilanciato.

A chi serve

A chi vuole entrare nella miscelazione senza il timore di rompere niente. È il pezzo con cui si comincia a lavorare sui drink girati quando il bancone è affollato o quando l’attrezzatura viaggia.

Lo spessore fa il lavoro

Un metallo sottile raffredda in fretta e si scalda altrettanto in fretta; uno spesso ha una massa che, una volta raffreddata dal ghiaccio, resta fredda e restituisce quella temperatura al liquido invece di sottrargliela. È lo stesso principio del fondo pesante dei contenitori in vetro, applicato a tutto il corpo. Nell’Iron mixing tin è la caratteristica su cui si regge il prodotto, perché non c’è intercapedine: c’è il metallo, e conta quanto ce n’è.

iron mixing tin: mixing glass in vetro e mixing tin in acciaio a confronto
iron mixing tin: mixing glass in vetro e mixing tin in acciaio a confronto
Il vetro fa vedere il ghiaccio girare, l’acciaio a doppia parete tiene la temperatura. Capienza utile fra 60 e 86 cl.
Specifiche
  • Materiale: acciaio inox
  • Costruzione: parete singola con spessore generoso
  • Beccuccio: bilanciato, per una versata continua
  • Uso: tecnica stir and strain

Parete singola o doppia

La doppia parete isola meglio, e su un drink che resta nel contenitore a lungo la differenza si misura in diluizione. La parete singola, però, ha due vantaggi: costa meno e trasmette il freddo alla mano, quindi restituisce quel riferimento tattile che con l’isolamento si perde. Chi si sta abituando al mescolato spesso preferisce sentire il gelo salire, perché è un segnale in più oltre alla brina.

La tecnica, che non cambia

Ghiaccio fino a due terzi dell’altezza, ingredienti dopo, cucchiaio che ruota fra pollice e indice con la coppa appoggiata alla parete: si muove il cucchiaio, non il braccio. Si smette quando la brina è salita all’esterno, e sull’acciaio arriva prima che sul vetro perché il metallo conduce meglio.

Quanto ci sta dentro

Con il ghiaccio fino a due terzi restano una ventina di centilitri di liquido, cioè due drink girati. È la misura da servizio: il batch da quattro chiede un contenitore più capiente, mentre per il singolo cocktail questa è la proporzione giusta perché i cubetti abbiano spazio per ruotare senza traboccare quando il cucchiaio spinge.

Il colino resta necessario

Il beccuccio dà il filo di versata, non filtra: i cubetti vanno trattenuti con un julep appoggiato dentro sul ghiaccio, oppure con un colino a molla sul bordo. Su un contenitore in metallo il julep lavora meglio, perché il bordo di un tin è più sottile di quello di un mixing glass e una molla fa presa peggio.

Manutenzione

Lavastoviglie ammessa, è acciaio inox nudo senza finiture da rovinare. Asciugatura per evitare gli aloni di calcare, che sul metallo lucido si vedono a distanza, e controllo periodico del bordo del beccuccio, che è la parte sottile e la prima a deformarsi in caso di caduta.

Domande frequenti

Che differenza c’è con i modelli a doppia parete? Quelli isolano meglio; questo trasmette il freddo alla mano e costa meno.

Quanto ghiaccio si mette? Fino a due terzi dell’altezza, prima degli ingredienti.

Serve il colino? Sì: sull’Iron mixing tin il julep è quello che lavora meglio.

Si vede il ghiaccio girare? No, è metallo: il segnale è la brina all’esterno.

Va in lavastoviglie? Sì, l’Iron mixing tin è acciaio inox nudo, senza finiture da rovinare.

Va bene per portarlo fuori sede? Sì, ed è uno dei motivi per cui si sceglie il metallo: in borsa non si rompe.

Gli altri modelli, in vetro e in acciaio, stanno nella categoria mixing glass.

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