Il mixing glass in due righe
È il bicchiere in vetro dei drink girati: corpo trasparente, dieci centimetri di diametro per sedici di altezza, mezzo chilo di peso. Si usa insieme al bar spoon e al colino.
A chi serve
A chi ha in lista Martini, Manhattan, Negroni e tutta la famiglia dei cocktail costruiti solo con ingredienti limpidi. Quei drink si girano e non si agitano, e girarli in un bicchiere qualsiasi non è la stessa cosa.
Che cosa fa la tecnica stir and strain
Raffredda e diluisce senza inglobare aria. Il ghiaccio ruota in blocco contro la parete spinto dal cucchiaio, il liquido scende di temperatura, una parte del ghiaccio si scioglie e diventa acqua di diluizione, che è un ingrediente della ricetta come gli altri. Alla fine si filtra e si versa. Gli stessi ingredienti agitati escono torbidi, più leggeri e con la schiuma in superficie: un altro drink, non una variante.


Specifiche
- Materiale: vetro
- Ingombro: 10 x 10 x 16 cm
- Peso: 0,5 kg
- Si usa con: bar spoon e colino
Perché il corpo trasparente conta
Perché fa vedere quello che succede. Chi prepara controlla il livello del liquido, il colore che cambia mentre il vermouth si mescola al distillato e la brina che sale sulla parete, che è il segnale che il drink è pronto. Chi guarda, dall’altra parte del bancone, vede il ghiaccio girare per venti o trenta secondi: è il tempo più lungo in cui un cliente osserva un gesto tecnico, ed è metà del valore percepito di un cocktail girato.
Mixing glass o tin d’acciaio
Sono le due strade, e la differenza è una sola: con il vetro si vede, con l’acciaio si sente. Un mixing glass fa vedere il ghiaccio girare e la brina salire, e per un bancone a vista è metà del valore del gesto; un tin in acciaio a doppia parete tiene meglio la temperatura e non si rompe, ma nasconde tutto quello che succede dentro. Chi lavora in sala, lontano dagli sguardi, sceglie spesso l’acciaio; chi prepara davanti al cliente resta al vetro.
La brina è il cronometro
Il riferimento non è il numero di giri ma la condensa che si forma all’esterno: quando la parete è opaca di brina il drink è alla temperatura giusta. Girare più a lungo non lo rende più freddo, lo diluisce, e la diluizione oltre il punto giusto è il difetto più comune nei drink mescolati fatti in casa.
Come si riempie
Prima il ghiaccio, fino a due terzi dell’altezza, poi gli ingredienti. L’ordine non è un vezzo: con il liquido già dentro i cubetti cadono e schizzano, e con poco ghiaccio il drink si scalda mentre si gira. Sedici centimetri di altezza vogliono un bar spoon da almeno trenta, così la mano resta fuori dal liquido.
Manutenzione
Vetro, quindi lavastoviglie ammessa, ma caricato distanziato dagli altri pezzi: il fondo spesso lo rende pesante e i colpi contro i bicchieri si accumulano. Va asciugato a mano se resta a vista sul bancone, perché gli aloni di calcare si vedono proprio sulla superficie che il cliente guarda mentre si lavora.
Domande frequenti
Che misure ha? Dieci centimetri di diametro per sedici di altezza, mezzo chilo di peso.
Che drink si preparano nel mixing glass? Quelli girati: Martini, Manhattan, Negroni e i cocktail costruiti con ingredienti limpidi.
Serve anche il colino? Sì, il julep o un colino a molla: il ghiaccio resta dentro e il liquido va nel bicchiere.
Quanto ghiaccio si mette? Fino a due terzi dell’altezza, prima degli ingredienti.
Va in lavastoviglie? Sì, caricato distanziato per via del fondo spesso.
Serve un mixing glass o basta un bicchiere? Un bicchiere qualsiasi è troppo stretto perché il ghiaccio giri e troppo sottile per tenere il freddo: il risultato è un drink più caldo e più diluito.
Gli altri modelli, in vetro e in acciaio, stanno nella categoria mixing glass.






















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