Il bar spoon Hoffman in due righe
Il bar spoon Hoffman è il cucchiaio da miscelazione più classico che ci sia: manico a spirale, coppa da un lato e linguetta piatta dall’altro, lungo 30 centimetri. Questa è la versione placcata, disponibile in cinque finiture: nero, argento, oro, rame e bronzo.
A chi serve
A chi prepara mescolati davanti al cliente. Il cucchiaio è l’attrezzo che resta più a lungo dentro il bicchiere durante la preparazione, quindi è quello su cui una finitura si nota per primo: trenta secondi di rotazione sono trenta secondi in cui il colore lavora.
Perché si chiama Hoffman
È il nome con cui il settore indica il bar spoon con la linguetta piatta all’estremità opposta alla coppa, la forma più diffusa e più antica. Quella linguetta ha un mestiere preciso: si appoggia il dorso alla parete interna del bicchiere e ci si fa scivolare sopra il liquido, che si posa sullo strato sotto invece di mescolarsi. È così che si fanno i drink stratificati e i galleggianti di panna o di vino. Un bar spoon Hoffman è quindi due attrezzi in uno, e il secondo non lo si scopre finché non serve.


Specifiche
- Lunghezza: 30 cm
- Materiale: acciaio inox
- Manico: a spirale
- Estremità opposta: linguetta piatta
- Finiture: nero, argento, oro, rame, bronzo
Trenta centimetri, per quali contenitori
Per i mixing glass bassi, per i bicchieri da servizio e per i long drink costruiti direttamente nel bicchiere. Su un tin da 28 once o su un mixing glass alto il bar spoon Hoffman da 30 centimetri arriva al fondo ma lascia poca corsa, e la mano finisce vicino al liquido: chi lavora su quei contenitori sceglie un 40 o un 45 della stessa famiglia. La regola vale sempre, si sceglie la lunghezza sul contenitore più alto della propria dotazione.
La placcatura e il lavaggio
Le cinque finiture sono rivestimenti esterni, e i cicli industriali della lavastoviglie li opacizzano a chiazze in modo irreversibile: lavaggio a mano con sapone neutro e asciugatura subito. Su un attrezzo che costa poco può sembrare una seccatura, e invece è quello che distingue un cucchiaio che dopo due anni è ancora bello da uno che è diventato macchiato.
Come si gira
Il gambo ruota fra pollice e indice mentre la coppa resta appoggiata alla parete: si muove il cucchiaio, non il braccio, e il ghiaccio gira in blocco senza sbattere. Venti o trenta rotazioni bastano, e il riferimento non è il tempo ma la brina che si forma all’esterno del contenitore. Girare più a lungo non raffredda di più, diluisce.
Quante ne servono in postazione
Almeno due, e non e’ un modo di dire. Il cucchiaio si sporca a ogni guarnizione presa e a ogni assaggio, e con uno solo si finisce per lavarlo continuamente oppure per usarlo sporco. In un bancone a vista, poi, un bar spoon Hoffman placcato conviene tenerlo per i drink che si preparano davanti al cliente e un modello in acciaio nudo per il lavoro di ritmo, dove finisce in lavastoviglie insieme a tutto il resto.
Il colore e la luce della sala
Oro, rame e bronzo rendono sotto luci basse e calde e si spengono sotto una luce bianca; il nero non riflette i faretti; l’argento sta con tutto. La finitura si sceglie guardando il proprio bancone alle nove di sera, non la fotografia del catalogo.
Domande frequenti
Quanto è lungo il bar spoon Hoffman? Trenta centimetri, la misura da mixing glass basso e da bicchiere.
A cosa serve la linguetta finale? A stratificare: si versa il liquido sul dorso perché scivoli lungo la parete.
In quante finiture esiste? Cinque: nero, argento, oro, rame e bronzo.
Va in lavastoviglie? No, la placcatura si rovina: lavaggio a mano.
Che differenza c’è con il modello in acciaio nudo? Solo la finitura, che però decide come va lavato.
Per il confronto fra i modelli c’è la guida ai bar spoon.








































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