L’acchiappafrutta in due righe
È l’acchiappafrutta in acciaio inox: uno stecchino da guarnizione che infilza oliva, ciliegia o scorza e le appoggia nel bicchiere. Si lava e torna in servizio.
A chi serve
A chi guarnisce con qualcosa che va tenuto fermo. Una guarnizione appoggiata sul ghiaccio scivola sul fondo nel giro di un minuto: infilzata resta dove è stata messa.
Riutilizzabile invece che monouso
È la scelta che cambia il conto. Un acchiappafrutta in acciaio si ripaga e fa figura, ma richiede che i bicchieri tornino: è un pezzo di posateria, quindi torna al bancone, va lavato e va contato. Il monouso non si gestisce ma si ricompra, ed è quello che sceglie chi lavora su volumi grandi o serve molto ai tavoli, dove una parte non torna mai.


Specifiche
- Materiale: acciaio inox
- Uso: guarnizioni da cocktail
- Lavastoviglie: sì
Che cosa ci si infilza
Olive, ciliegie, cubetti di frutta, scorze arrotolate. Tutto quello che deve restare in una posizione precisa e che il cliente può togliere per mangiarlo. Quello che non ha senso infilzare sono le fette agganciate al bordo, che stanno da sole, e le scorze spremute che galleggiano: quelle vanno appoggiate e basta.
Quanti ne servono
Almeno quanti sono i drink guarniti che possono essere in giro contemporaneamente, più una scorta. È un conto diverso da quello dei consumabili: uno stecchino torna al bancone solo quando torna il bicchiere, quindi il numero dipende da quanti drink sono in sala nello stesso momento e non da quanti se ne fanno in una serata.
Il lavaggio, che va fatto per bene
Va in lavastoviglie, e questo è metà del vantaggio. L’altra metà è dove si mette: in un cestello aperto uno stecchino sottile passa fra le maglie e finisce sul fondo della macchina, quindi va nel cestello delle posate in piedi. Chi ne lava molti insieme usa un contenitore forato, che è anche il modo di contarli quando escono.
Il ritorno dal tavolo
È il punto debole di qualsiasi attrezzo riutilizzabile in sala. Un acchiappafrutta finito nel tovagliolo o nel piattino sparecchiato non torna, e su una serata da duecento coperti le sparizioni si contano. La regola pratica è controllare i piattini prima di svuotarli, e considerare il monouso dove il servizio è al tavolo e veloce.
Manutenzione
Lavaggio subito dopo l’uso, perché il succo degli agrumi e la salamoia delle olive lasciati sull’acciaio lo attaccano nel tempo. Asciugatura completa prima di riporre, e conservazione in un contenitore chiuso: uno stecchino appoggiato sul bancone raccoglie quello che c’è sul bancone.
La lunghezza, che si sceglie sul bicchiere
Uno stecchino deve sporgere abbastanza da essere afferrato senza infilare le dita nel drink. Su un tumbler basso qualsiasi misura va bene; su un highball alto uno stecchino corto sparisce dentro, e per recuperarlo il cliente ci mette le dita. È il controllo da fare con il bicchiere che si usa davvero, prima di ordinare.
Domande frequenti
A cosa serve l’acchiappafrutta? A infilzare oliva, ciliegia o scorza e tenerle ferme nel bicchiere.
Va in lavastoviglie? Sì, nel cestello delle posate e non in uno aperto.
Si riusa? Sì, è in acciaio inox: torna al bancone, si lava e torna in servizio.
Quanti ne servono? Quanti sono i drink guarniti che possono essere in giro nello stesso momento.
Meglio dell’usa e getta? Si ripaga se i bicchieri tornano; con molto servizio al tavolo il monouso costa meno.
Che cosa non ha senso infilzare? Le fette agganciate al bordo e le scorze spremute, che stanno da sole.
Gli altri stecchini stanno nella categoria bar condiment.















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