Il jigger Japanese in due righe
Il jigger Japanese è il dosatore a due coni di scuola giapponese, alto e stretto invece che largo e basso, in acciaio inox 18/10. Si sceglie fra quattro coppie di capienze, 15/30, 20/40, 25/50 e 30/60 millilitri, e cinque finiture.
A chi serve
A chi vuole scegliere il metro invece di adattarsi a quello che passa il catalogo. Quattro coppie di capienze coprono tutte le tradizioni di ricettario in circolazione, e per una volta la scelta è davvero nelle mani di chi compra: si guarda quali dosi ricorrono di più nella propria lista e si prende il formato che le contiene al bordo.
Alto e stretto misura meglio
La ragione è geometrica e vale la pena conoscerla. In un cono stretto, la stessa quantità di liquido sale molto di più che in uno largo: un errore di riempimento di un millimetro costa pochi decimi di millilitro invece di un paio. Un jigger Japanese, quindi, non è preciso perché è giapponese ma perché è alto: due dosi versate dalla stessa mano si assomigliano più di quanto si assomiglierebbero in un cono panciuto. È la forma che tutti i banchi che curano la ripetibilità hanno adottato negli ultimi quindici anni.


Specifiche
- Formati: 15/30, 20/40, 25/50 e 30/60 ml
- Materiale: acciaio inox 18/10
- Forma: alta e stretta, di scuola giapponese
- Finiture: cinque, fra cui nero, argento, oro, rame e bronzo
- Peso: 0,06 kg
Quale dei quattro formati
Il 30/60 è lo standard americano, una e due once, ed è il più versatile. Il 25/50 segue le dosi del servizio europeo di distillati. Il 20/40 è la scelta di chi lavora su drink corti e costruiti. Il 15/30 è il jigger delle dosi piccole, quello che si affianca a un altro più grande. Chi ne compra uno solo prenda il 30/60; chi ne compra due prenda 30/60 e 15/30, che insieme coprono tutto.
Come si tiene
Fra indice e medio, con il pollice appoggiato appena al bordo del cono opposto: è la presa giapponese, e serve a ribaltare il jigger Japanese senza cambiare impugnatura quando serve l’altra misura. Sembra un dettaglio da manuale e vale qualche secondo per drink, cioè esattamente il tempo che si guadagna o si perde nell’ora di punta.
Le cinque finiture
Sono placcature esterne, quindi vanno lavate a mano: i cicli industriali della lavastoviglie le opacizzano a chiazze in modo irreversibile. La scelta del colore si fa guardando la luce del proprio banco, perché oro, rame e bronzo rendono sotto luci calde e basse e si spengono sotto una luce fredda, mentre il nero non riflette e l’argento sta con tutto.
Manutenzione
Sciacquo immediato, lavaggio a mano con sapone neutro e asciugatura capovolta. Un cono stretto asciuga più lentamente di uno largo, quindi conviene lasciarlo a testa in giù su un panno invece di rimetterlo nel cassetto ancora umido: l’acqua che ristagna sul fondo lascia un anello di calcare visibile.
Perche’ si dosa e non si versa a occhio
Il free pouring, cioe’ il versamento a mano libera, si impara e funziona, ma ha due limiti che nessun allenamento toglie: peggiora con la stanchezza e non e’ trasferibile. Un jigger Japanese fa uscire lo stesso drink alla prima e alla duecentesima comanda, e lo fa uscire uguale anche quando dietro al banco c’e’ un’altra persona. E’ il motivo per cui i locali che curano la costanza dosano, e quelli che curano lo spettacolo versano.
Domande frequenti
Quanti formati ha il jigger Japanese? Quattro: 15/30, 20/40, 25/50 e 30/60 millilitri.
Perché la forma alta e stretta? Perché a parità di errore di riempimento lo scarto di volume è minore: misura in modo più ripetibile.
Va in lavastoviglie? No, le finiture sono placcate: lavaggio a mano.
Che acciaio è? Inox 18/10.
Quale formato scegliere? Il 30/60 se ne compri uno solo, 30/60 e 15/30 se ne compri due.
Per il confronto fra i dosatori c’è la guida ai jigger.
















































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